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Una cura a quattro zampe: la pet therapy

I veri amici si vedono nelle difficoltà”, dice un famoso modo di dire, ed i nostri amici a quattro zampe non sono da meno.

In occasione della Giornata mondiale per la lotta contro il cancro del prossimo 4 febbraio, ricordiamo l’importanza della pet therapy e di come ha cambiato le vite di tanti pazienti grandi e piccoli, oncologici e non solo.

Qualche cenno storico

L’importanza del rapporto uomo-animale allo scopo di ottenere benefici per la salute è consolidata da lunghissimo tempo. Sono diversi i casi, a partire addirittura dal 1700, di utilizzo di animali domestici per aiutare i pazienti, specie psichiatrici, a recuperare condizioni psicofisiche ottimali.

La svolta si ebbe a partire dagli anni Cinquanta, quando lo psichiatra infantile americano Boris Levinson notò la tendenza di un suo paziente, un bambino affetto da autismo, ad approcciarsi al suo cane. Il bambino proiettava sull’animale delle sensazioni che difficilmente sarebbe riuscito ad esprimere in una normale seduta di terapia.

Dal 1997, in Italia, il Ministero della Salute ha iniziato a proporre delle terapie sperimentali a persone con disturbi del comportamento, e nel 2003 ne è stata riconosciuta la validità.

A partire dal 2007 l’Istituto Superiore di Sanità, avendo pienamente approvato le terapie, stila delle linee guida per agevolare la pratica in ogni sede, senza dimenticare le regole per il trattamento etico ed il rispetto dell’animale.

Nel 2009 nasce il Centro di Referenza nazionale per la pet therapy presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie.

La pet therapy in oncologia

Negli ultimi anni si è registrato, in Italia, un aumento delle strutture ospedaliere che includono la pet therapy nelle normali terapie, allo scopo di alleviare la sofferenza dei pazienti, a restituire loro confidenza e, talvolta, anche come sostegno alla riabilitazione psicomotoria. E’ aumentato anche il numero di strutture che prevedono aree attrezzate per la “visita” dei nostri amici a quattro zampe durante i periodi di ricovero dei pazienti.

I benefici sui pazienti sono chiari e tangibili: gli animali riescono a far distaccare il paziente dalla malattia, fungendo da distrazione e da elemento in grado di far evocare e condividere ricordi positivi. Fondamentale è anche il tipo di presenza che l’animale sa offrire: essa è priva di ogni giudizio, favorisce le interazioni sociali e sollecita la collaborazione, senza dimenticare l’aspetto più tenero ed intimo – il contatto fisico, la “coccola”.

Ma il benessere non si ferma all’umore: la letteratura scientifica conferma che oltre all’aumento di endorfine, l’interazione paziente-animale migliora i livelli di pressione arteriosa, la risposta immunologica e la risposta allo stress.

Non solo cani

Naturalmente non sono solo i cani ad allietare le giornate degli ospedalizzati: in base a fobie, allergie e propensioni individuali vengono selezionate le specie più appropriate, appartenenti comunque a razze non selvatiche ma da affezione, ovvero cresciute in ambienti antropizzati ed abituate al contatto con l’uomo: si scelgono di solito, oltre ai cani, anche gatti, conigli, criceti, ma anche animali da fattoria, in particolare asini e cavalli.

 

E’ proprio il caso di ripeterlo: i veri amici si vedono nel momento del bisogno!

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