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Dog Street View di Odate: Doge-Dog Empathy ve la racconta

la prima street view a misura di cane. Dog Street View di Odate: Doge-Dog Empathy ve la racconta

Vi abbiamo già parlato di Hachiko, e del fatto che questo meraviglioso esemplare di Akita sia diventato in Giappone un monumento nazionale. Grazie alla toccante storia del cane che attese alla stazione dei treni il ritorno del padrone per dieci anni, questa razza è divenuta infatti simbolo di fedeltà e affetto, tanto da meritare due statue di bronzo: una fuori dalla stazione di Shibuya e l’altra fuori da quella di Odate.

Ed è proprio di Odate che vogliamo parlarvi oggi. Sì, perché questa cittadina situata nel nord del Giappone, che conta attualmente meno di 80 mila abitanti, si è resa protagonista di un progetto a dir poco innovativo. Odate infatti è stata la prima città a sperimentare la Dog Street View: la visuale cittadina a dorso di cane.

Cos’è la Dog Street View?

Siamo abituati a dare per scontato il fatto che buona parte delle cartine che consultiamo su Google Maps siano correlate anche a Street View. Ma come funziona di solito?

Per quanti non lo sappiano, la Street View è un servizio fornito da Google dal 2007, che mette a disposizione fotografie a 360° orizzontale e a 160° verticale scattate a livello dell’occhio umano, per consentire una visualizzazione pressoché completa del territorio circostante.

Questo particolare genere di fotografie viene scattato con apposite macchine, le Dodeca 2360 della canadese Immersive Media. Le Dodeca scattano foto attraverso 11 obiettivi, garantendo una visione totale delle strade, grazie anche alla loro collocazione: sono infatti poste sul tetto delle Google Cars o, nelle zone interdette al traffico, sulle Google Bikes.

Cosa c’è di nuovo quindi nella Dog Street View di Odate? Beh, che la Google Car/Bike si trasforma in un quadrupede peloso e simpatico, che accompagna il viewer alla scoperta della cittadina giapponese! Un modo tutto nuovo per vivere un’esperienza a misura di cane, nata dalla collaborazione fra Google Japan e l’amministrazione di questo centro abitato fortemente legato alla razza Akita.

Odate e gli Akita: questione di origini

Gli amici a quattro zampe scelti come veicoli dell’occhio virtuale di Google sono tre magnifici esemplari di Akita: Puuko, Ako e Asuka. Ma come mai è proprio questa razza a fare da testimonial per questo nuovo progetto turistico?

La ragione è molto semplice: gli Akita sono originari della regione nella quale si trova Odate, chiamata oggi Akita Prefecture. Ed è per questo che nella stessa cittadina, fino a qualche anno fa quasi sconosciuta, sorge anche il museo dedicato a questa razza, ma soprattutto al cane più famoso del Giappone: Hachiko.

L’Akita Dog Museum nasce da un progetto dell’Akita Dog Preservation Society, con lo scopo di preservare la purezza della razza canina, considerata dal 1931 Tesoro Naturale per il Giappone. Unico museo al mondo dedicato alla razza giapponese, l’ingresso all’Akita Dog Museum è segnalato da una statua di Hachiko: ovviamente il tutto è visibile nella Dog Street View di Odate!

Dog Street View di Odate: un modo diverso di scoprire la città

Non è la prima volta che ai cani sono demandati compiti che in genere vengono svolti dagli esseri umani. Ma possiamo di certo affermare che, forse per la prima volta nella storia, sono i cani a portare a spasso l’uomo! E ad accompagnarlo alla scoperta di una cittadina quasi del tutto sconosciuta al mondo.

Cosa ci consente di vedere quindi la Dog Street View di Odate? Esattamente quello che ci permetterebbe di scoprire una comunissima Street View, ma da una prospettiva canina! Non solo luoghi fondamentali per il turismo della cittadina giapponese, ma soprattutto dettagli che, mantenendo un livello visivo “umano”, potrebbero sfuggirci.

Ecco quindi che le vie innevate di Odate prendono un’altra forma: se ne intravedono scorci inaspettati, angolature nascoste e viste rese più simpatiche dalle fugaci apparizioni di code e orecchie soffici e pelose. È per questo che anche Google ha ribattezzato questo tipo di Street View con il nome di Pup-View: una visione “cucciolosa” del mondo.

Pensate che meraviglia sarebbe portare i nostri pacifici Pastori Maremmani, o i simpatici Segugi dell’Appennino, in giro per le città italiane per dare una prospettiva canina delle nostre bellezze storiche e naturali! E quale sarebbe il premio per tanto lavoro, vi chiedete? Ma che domande! Una delle medagliette della Collezione Doge: un gioiello da veri Street Viewer!

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E se i cani vincessero gli Oscar? I 10 migliori attori secondo Doge-Dog Empathy

e se i cani vincessero gli oscar? Doge

A pochi giorni dalla notte più colma di Star di Los Angeles ci siamo chiesti: e se i cani vincessero gli Oscar? Dopo una serie di ricerche ci siamo resi conto che dal 1929 la posizione dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences non è mai cambiata: i cani non possono essere insigniti del premio più importante nella carriera di qualsiasi attore.

Niente red carpet dunque per i nostri amici a quattro zampe. E che peccato: pensate che meraviglia veder sfilare il magnifico pastore tedesco Rin Tin Tin con al collo una delle medagliette in argento Doge poco prima della consegna della tanto meritata Statuetta.

Ci rendiamo conto che la nostra ultima affermazione è piuttosto ambiziosa, ma che male c’è ad immaginare un mondo più a misura di cane? Per questo, Doge-Dog Empathy ha stilato una lista dei 10 migliori attori a quattro zampe della storia del Cinema.

Oscar da cani: the winner is…

Se i cani vincessero gli Oscar, significherebbe che sono stati in grado di andare oltre le capacità canine, riuscendo ad interpretare in maniera quasi umana la parte che è stata affidata loro.

Dovendo quindi scegliere fra i molti amici a quattro zampe che nella loro carriera sono stati parte attiva nella realizzazione di pellicole cinematografiche, Doge-Dog Empathy ne ha scelti 10. Ve li proponiamo in ordine cronologico: dal primo vincitore, fino all’ultimo.

1. Rin Tin Tin – Where The North Begins (1923)

e se i cani vincessero gli oscar? Doge Dog Empathy Rin Tin Tin

Detto anche Rinty, questo magnifico Pastore Tedesco esordì nel 1923 con il film “Where The North Begins” al fianco della con la stella del cinema muto, Claire Adams. In realtà, è tutta la vita di questo cane ad essere da Oscar. Ritrovato da un soldato americano nel 1918 in un canile francese bombardato, venne portato negli States e addestrato dal suo padrone a cimentarsi in diverse figure. A Los Angeles venne casualmente notato dal produttore cinematografico Darryl F. Zanuck, che lo rese la Star che ancora oggi conosciamo. La sua carriera gli è valsa, tra le diverse menzioni di popolarità, anche una stella sulla Hollywood Walk of Fame.

2. Asta – L’uomo ombra (1934)

Nome al secolo Skippy, Asta è la Fox Terrier a pelo ruvido che dal 1934 viene impiegata nel film di W. S. Van Dyke “L’uomo ombra” come accompagnatrice inseparabile dei due umani protagonisti, i coniugi Nick e Nora Charles. Ispirata all’omonimo romanzo giallo di Dashiell Hammett, questa pellicola divenne la base per una serie di film interpretati dalla coppia William Powell e da Myrna Loy: ovviamente Asta rimase sulla carta parte integrante del cast… Ma il suo carattere ingovernabile le costò la sostituzione con altri esemplari della stessa razza. Poco importa: Asta rimane una delle prime star di Hollywood della commedia in celluloide.

3. Toto – Il Mago di Oz (1939)

Toto (o Totò), il protagonista a quattro zampe de “Il Mago di Oz” di Victor Fleming, era nella realtà una femmina. Il nome di questa cagnetta era Terry, Cairn Terrier di cinque anni, e venne scelta durante i provini perché incredibilmente somigliante ai disegni dell’illustratore W. W. Denslow del libro originale di L. Frank Baum. La stranezza della vicenda è legata al cachet che fu riservato all’attrice a quattro zampe: al padrone vennero infatti consegnati 125 dollari a settimana per le riprese… Molto meno di nani, il cui compenso era appena di 50 dollari ogni sette giorni di lavoro.

4. Lessie – Torna a casa Lessie! (1943)

Chi non ricorda il Collie più noto della nostra infanzia? Divenuta famosa in seguito al successo del film “Lassie Come Home”, la protagonista di questa pellicola è, in realtà, un esemplare maschio: Plan venne scelto fra le altre cagnette papabili per la parte grazie al suo standing. Le dimensioni maggiori e il pelo più morbido e soffice lo rendevano infatti più “telegenico”. L’apparenza è tutto, anche nel mondo delle audizioni canine!

5. Hooch – Turner e il casinaro (1989)

Per quanto meno noto rispetto agli altri compagni di set, Hooch merita sicuramente una menzione fra i nostri vincitori del Premio Oscar. Al fianco di Tom Hanks nel film di Roger Spottiswoode “Turner & Hooch”, questo ingombrante Dogue de Bordeaux recita la parte di unico testimone nella morte del suo padrone, sconvolgendo la vita del detective che porta avanti le indagini. Il nome scelto è tutto un programma: hooch infatti vuol dire nello slang americano “intruglio, liquore di contrabbando”.

6. Beethoven – Beethoven (1991)

Il cane feral di razza San Bernardo più amato del cinema è sicuramente Beethoven. Addestrato da Karl Miller, uno dei migliori istruttori dei tempi, Chris (questo il vero nome del protagonista) venne scritturato all’età di due anni. Sebbene non si sappia con esattezza se sia stato lo stesso esemplare a girare il sequel, una cosa è certa: il film fu un successo. 140 milioni di dollari incassati su scala mondiale! Non conosciamo il cachet riservato all’attore quadrupede, ma immaginiamo che non fosse proprio… da cani!

7. Samantha – Io sono leggenda (2007)

Samantha e se i cani vincessero gli oscar? Doge Dog Empathy io sono leggenda

Un altro Pastore Tedesco al cinema, un esemplare femmina questa volta. Parliamo di Samantha, unica compagna animata di Will Smith nel film di Francis Lawrence “Io sono Leggenda”. Il vero nome di questa meravigliosa cagnetta è Abbey, e una storia tenera la lega al protagonista di questa pellicola: sembra infatti che Will Smith fosse entrato così in sintonia con la sua “collega”, che fece di tutto per adottarla alla fine delle riprese. Il trainer di Abbey tuttavia si oppose alla proposta di Will Smith. Niente padrone da Oscar per Abbey, che comunque potrà vantare per sempre il fatto di aver fatto innamorare il bell’attore.

8.  Marley – Io & Marley (2008)

Altro film, altro cane che sconvolge la vita di una giovane coppia in crisi: “Marley & Me”, un film diretto da David Frankel e realizzato sulla base dell’omonimo romanzo autobiografico di John Grogan. Sebbene il protagonista indiscusso della pellicola sia Marley, un cucciolo di Labrador Retriever, durante le riprese non è stato un solo esemplare a ricoprire il ruolo di cane combina guai. Ben 22 “attori” diversi infatti sono stati impiegati per la realizzazione del film. Chi meriterà davvero il nostro Oscar fra questi?

9. Hachiko – Il tuo miglior amico (2009)

Una delle storie più commoventi della cinematografia canina è sicuramente quella di Hachiko, un cane di razza Akita che attese per dieci anni il ritorno del padrone alla stazione dei treni. Tratto da una vicenda reale e remake del film giapponese del 1987 “Hachikō Monogatari”, questo cane è rimasto a tal punto nel cuore del popolo nipponico da esser ricordato con una statua nella stazione di Shibuya a Tokyo.

10. Uggie – The Artist (2011)

Doge Dog Empathy e se i cani vincessero gli oscar? Uggie the artist

Ultimo, ma solo in ordine di tempo, il coprotagonista del film muto in bianco e nero “The Artist”. Unico ad essere conosciuto per il suo nome reale, questo magnifico Jack Russel Terrier si è effettivamente aggiudicato nel 2011 la massima onorificenza riservata agli attori a quattro zampe: il Palm Dog Award. Interprete in diverse pellicole, Uggie ha lasciato il monto terrestre nel 2015: una pioggia di messaggi affettuosi ne hanno commemorato la scomparsa, ma la sua orma sulla Hollywood Walk of Fame ne segnerà sempre il ricordo.

 

 

 

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Bracciali in argento con cani: nello store online Doge i nuovi gioielli in argento

Bracciali in argento con cani

Bracciali in argento con cani: è questa la ricerca che abbiamo fatto su Google per capire quanto interesse ci fosse attorno a questo genere di gioielli in argento, e dobbiamo dire che di proposte ce ne sono decisamente molte online.

Cerchiamo continuamente ispirazione per i nostri gioielli in argento e abbiamo deciso anche noi di dire la nostra sui bracciali in argento con ciondolo in argento, dopo aver prodotto con successo accessori di lusso per cani come medagliette in argento e medagliette in bronzo personalizzate con le silhouette dei nostri amici a 4 zampe, anelli in argento con diverse razze di cani e anelli in bronzo.

Molti amici e molti clienti di Doge ci hanno chiesto quando avremmo prodotto pendenti in argento e bracciali in argento, ispirando la nostra ricerca di un bracciale in argento elegante e consigliandoci di utilizzare come ciondolo le nostre celebri medagliette in argento.

Non è stato semplice riuscire a trovare la maglia per il bracciale in argento che avevano in mente mentre molto più semplice è stato abbinare la medaglietta in argento, che abbiamo comunque deciso di rivisitare cambiandone la forma e dandole la forma a cuore tanto desiderata da tante nostre amiche e tanti nostri clienti.

Siamo soddisfatti del prodotto che abbiamo realizzato anche se la nostra ricerca non è terminata: la consegna la scorsa settimana dei primi bracciali in argento ci ha ispirato in realtà tante altre idee che senza perdere tempo abbiamo immediatamente messo in calendario in previsione delle feste natalizie.

I bracciali in argento con Cani sono personalizzabili con il disegno del tuo cane, scopri come cliccando qui!

Se vi state chiedendo se stiamo per realizzare dei pendenti in argento con ciondoli con bulldog francesi, carlini, labrador, pitbull, ecc. la risposta è : effettivamente un ciondolo in argento andrebbe ad integrare le nostre collezioni di gioielli in argento alla quale, a questo punto, non mancherebbe altro che orecchini, sempre in argento, sempre con dei cani disegnati.

Noi ci impegnano a realizzarli, voi continuate a supportarci.

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Gioielli in argento personalizzabili con cani

Gioielli in argento con Cani personalizzabili

Gioielli in argento personalizzabili con cani DOGE: quante volte vi siete chiesti se i nostri anelli in argento, le nostre medagliette in argento e i nostri ciondoli in argento potessero essere personalizzati con il musetto del vostro cane?

Per molto tempo noi ci siamo chiesti come poter soddisfare il desiderio di tanti amici e tanti clienti che chiedevano di possedere degli accessori di lusso con il viso del proprio cane e oggi, dopo tanta ricerca possiamo comunicarvi, pervasi di felicità, che , possiamo personalizzare le nostre medagliette in argento e i nostri ciondoli in argento con il muso del vostro cane: vi comunichiamo, in sintesi, che realizziamo gioielli in argento personalizzabili.

Siamo partiti con la personalizzazione delle medagliette in argento e dei ciondoli in argento perché su questi accessori di lusso sappiamo di poter offrire un ottimo gioiello in argento con costi contenuti.

Per realizzare il vostro anello in argento personalizzato o la vostra medaglietta in argento personalizzata  abbiamo bisogno del vostro supporto: di seguito le linee guida da seguire per richiedere una medaglietta in argento o un ciondolo in argento personalizzato con il design del vostro cane:

  • innanzitutto dovrete fare una foto frontale del vostro cane, accompagnandola con fotografie di dettagli per vedere se ci sono particolari non visibili nella foto frontale.
  • non appena ricevuta le fotografie del vostro cane ci metteremo all’opera per darvi nel più breve tempo possibile un’immagine con il muso del vostro cane ridisegnato nello stile DOGE.

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Nell’eventualità il design soddisfasse il vostro gusto, la medaglietta in argento o il ciondolo in argento seguirebbero tutte le fasi di lavorazione e di produzione che seguono tutti i nostri gioielli in argento, dalla produzione del pendente, all’incisione fino alla lucidatura finale  tipica di tutti i gioielli Doge.

Se vuoi anche tu un gioiello personalizzato puoi scriverci attraverso il form  o cliccando qui.

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DOGE incontra SOLO: dalla street art alla passione per i cani

Doge incontra Solo, la sua street art e il suo cane Akira

Molto attivo e presente sulla scena creativa romana, SOLO è un giovane artista che, grazie al suo talento e alla sua forte sensibilità, riesce a raccontare storie a colori sulla realtà circostante sotto forma di murales, di produzioni grafiche e pittoriche visibili sui muri delle città e nelle gallerie d’arte di tutto il mondo.

Il suo stile inconfondibile è influenzato dallo studio di varie correnti artistiche, specialmente la Pop Art, dalla passione per il mondo dei fumetti, da tutto ciò che colpisce e stimola la sua mente creativa, dando vita a soggetti carichi di significati simbolici che possono essere recepiti e interpretati in modi differenti da chi li osserva.
I supereroi che affollano le sue opere sono un alfabeto universale per nulla scontato: resi umani, raggiungibili e precari, presidiano la realtà urbana per infondere coraggio e per comunicare che ognuno di noi ha il potere di cambiare il proprio destino.

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Le sue creazioni complesse e originali contribuiscono a combattere il degrado urbano dei quartieri popolari che si trasformano in musei a cielo aperto, diventando protagonisti di itinerari culturali in cui l’arte aggrega e coinvolge le persone.

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Doge-Dog Empathy ha incontrato SOLO circa un anno fa per un’intervista speciale nella quale, oltre a parlare di e del suo lavoro, ci racconta della sua passione per i cani e dell’amore verso la sua compagna di avventure, Akira.

Doge - Solo - AkiraDoge - Solo - AkiraDoge - Solo - Akira
Purtroppo, pochi mesi fa, Akira è scomparsa a causa di una malattia combattuta con la forza e la serenità che l’hanno sempre contraddistinta; quest’intervista è l’occasione giusta per condividere con voi dei momenti meravigliosi, per tenere vivo il ricordo di Akira e per farla conoscere a chi non ha avuto la fortuna di incontrarla.


Com’è nata la tua passione per i cani e come ti ha cambiato?

Sono sempre stato affascinato dal mondo degli animali e da tutto ciò che li riguarda, avendo molto a cuore il tema dell’ambiente e della sua difesa.

Il mio più grande desiderio fin da piccolo era quello di avere un cane ma per vari motivi non ho mai potuto tenerne uno in casa.

All’età di vent’anni sono andato a convivere con mia sorella che, oltre ad aver preso un cane, lavorava in un canile e grazie a lei sono entrato in contatto con questo mondo.

Da allora abbiamo avuto molti cani e ci siamo occupati non solo di cuccioli da svezzare e di cani sequestrati ma anche di quelli alla fine del loro percorso di vita, offrendogli amore e serenità.

È stato un periodo che mi ha arricchito e cambiato moltissimo, del quale ho dei ricordi bellissimi.

“Spesso mi sento più in empatia con gli animali che con le persone, forse perché inconsciamente avverto un’innocenza di fondo che li rende indifesi e vittime delle decisioni umane”.


In alcune delle tue opere sono raffigurati dei cani, perché? In una specialmente se ne vede uno con un’aureola sul capo accanto a Spider man.
È un riferimento a qualcosa di personale oppure ha un altro significato?

Prima di andare a dipingere a Vitry-sur-Seine, in Francia, insieme ad un altro artista romano, Diamond, abbiamo deciso di preparare degli stencil in modo da lavorare più velocemente e con un’attrezzatura poco ingombrante.

Il soggetto di questi stencil erano i cani ed ho optato per questa scelta perché Vitry è il paese di C215, un artista conosciuto in Francia e in tutto il mondo che fa spesso ritratti di gatti.

Ho pensato di giocare su questa cosa disseminando per la sua città dei cani, visto che lui la popola di gatti.

In seguito, ho utilizzato questi stencil per arricchire l’Uomo Ragno che chiede l’elemosina, aprendo il filone degli eroi in crisi.

Doge - Solo - Spiderman - Cane Labrador

“Nell’immaginario collettivo una persona che mendica per la strada è sempre accompagnata da un cane ed ho deciso di realizzarlo vicino a Spider man”.

Quel cane è Niky, il labrador della mia ex-ragazza, mentre l’aureola è una cifra stilistica che si usa moltissimo nei tag, una decorazione che si aggiunge quando si fa una firma.

È un simbolo un po’ old school, mi è sempre piaciuta, forse una reminiscenza di Dragon Ball.
Ogni tanto la aggiungo sulla testa dei personaggi ed in questo caso su quella del cane.


Ti abbiamo incontrato in compagnia del tuo cane Akira che è anche il protagonista dell’omonimo manga giapponese. Ha per caso ispirato il suo nome?

Doge - Solo - Akira

Sì, fin da ragazzino sono rimasto folgorato dalla visione dell’anime “Akira” di Katsuhiro Ōtomo.

“È un nome maschile giapponese che mi è sempre piaciuto ed ho deciso di dare questo nome al mio cane anche se è una femmina”.

Akira è il suo nome all’anagrafe sebbene abbia una miriade di nomignoli buffi con la quale amo chiamarla.

Parlaci di Akira. Come vi siete incontrati, com’è il vostro rapporto e se c’è un oggetto che ama particolarmente.

Akira è un incrocio fra un pitbull femmina e un volpino, nata da una cucciolata fra cui c’erano i suoi fratelli Amanda e Argo che abbiamo dato in affidamento.

“Fra i tre cuccioli ho scelto Akira perché era vivace e molto dinamica, addestrandola fin da subito a fare tutte le cose insieme a me”.

Quando frequentavo l’Accademia di Belle Arti avevo la frequenza obbligatoria per tutta la settimana, dalla mattina alla sera, e non me la sentivo di lasciare Akira da sola.

Essendo un cane buono e silenzioso, la portavo a lezione nascosta in una borsa, e al cambio dell’ora le facevo fare una passeggiata nel parco.

“Sono andato in molti musei con lei, sempre nascosta nella borsa, e nessuno si è mai accorto della sua presenza”.

Abbiamo condiviso molte mattinate stupende nelle quali la portavo al parco dove era libera di correre mentre io ero seduto a leggere dei fumetti.

L’oggetto preferito di Akira è la ciotola: ama il cibo ed è sempre stata molto vorace, mangiando tutto ciò che si muove e non, dalle piante al liquido per gli acquari, rischiando varie volte di morire.

Se mi distraggo anche solo per rispondere al telefono, Akira si arrampica sul tavolo e svuota il piatto.

Una notte tornai a casa tardi dal lavoro e non vedendo Akira corrermi incontro, mi insospettii: la trovai distesa supina in salone, con la pancia molto gonfia e tesa: aveva aperto la busta dei croccantini mangiandone il più possibile fino a sentirsi male; ho dormito vicino a lei finché non si è ripresa.

Per questo motivo non sono riuscito ad insegnare nulla ad Akira se non la zampa, perché l’addestramento con il croccantino non funziona: fissa ossessivamente la mano con il cibo senza dar retta agli ordini o agli insegnamenti.


Com’è il carattere di Akira?

Come ho già detto, Akira è un cane molto buono, tranquillo, mangia e dorme: la porto nei ristoranti, nei musei, a lavoro con me, senza mai disturbare.

“Akira è sempre stata abituata a stare con me mentre disegnavo o dipingevo alla scrivania, forse è per questo motivo che è stata sempre così mansueta, poi al parco si scatena!”

Caratterialmente è un po’ schiva, la chiamo il cane-gatto perché ama stare sulle sue: non è il classico cane che ti lecca, che ti tira, che cerca il contatto fisico anche se è sempre vicino a me.

Non è un cane con il quale puoi dormire abbracciato, tant’è che, quando la porto di peso sul letto, dopo un secondo sbuffa e se ne va per conto suo.

Per questo aspetto assomiglia all’husky, un cane un po’ algido e che sta sulle sue ma che ho sempre amato fin da ragazzino.

Akira non ha mai distrutto nulla, tipo le ciabatte o i calzini, come fanno tutti cani.

Lei è molto signorile, fa le sue cose, sta al suo posto ma nello stesso tempo mi da tanto affetto : ha un modo elegante e pacato di dimostrare le cose.


Com’è la vostra giornata tipo? È spesso con te a lavoro?

Di giornate tipo ne abbiamo avute tante: col cambiare della sua età si sono trasformate anche le sue esigenze.

Quando ero più giovane, viaggiando di meno ed essendo un po’ più spensierato, avevo la possibilità di passare molto tempo con lei : in Accademia, al parco o la sera in giro per Trastevere.

In seguito ho iniziato a lavorare molto e a viaggiare spesso con l’aereo, cosa che mi impediva di portare Akira in giro per il mondo.

Fin da quando era piccola mi è sempre stata accanto mentre lavoravo: probabilmente la mia tranquillità ha influito molto sul suo carattere, permettendo ad entrambi di godere della reciproca compagnia.

Adesso mia madre si occupa di Akira durante le mie assenze per lavoro ed è una cosa che l’ha aiutata molto a superare la scomparsa di mio padre.

Akira è anziana e malata quindi viene curata da mia madre che la fa fare una vita serena e regolare.
Tra le mie abitudini, gli impegni che mi portano spesso lontano da casa e la condizione di salute di Akira, non la porto con me al lavoro: non posso farle passare diverse ore fuori casa, sotto al sole, mentre io dipingo.

Non dimenticherò mai l’esperienza che abbiamo condiviso insieme quando sono andato a dipingere a Peccioli, in Toscana, per il progetto “Street Art Theatre”.

L’organizzatore mi ha permesso di portare Akira e mi ha trovato alloggio in un agriturismo anziché in una stanza d’albergo.

Lavorando all’interno di un parco recintato, potevo essere sicuro di lasciare Akira libera di andarsene in giro a curiosare.

L’evento è culminato nella messa in scena del “Il mercante di Venezia” di Shakespeare, interpretato da Albertazzi nell’Anfiteatro Fonte Mazzola: io e Akira sonnecchiante, ci siamo goduti insieme lo spettacolo, seduti sulle gradinate e sotto un cielo stellato.


Spesso si dice che cane e padrone si assomigliano, soprattutto caratterialmente: prova a riflettere se effettivamente sia così anche per te ed il tuo cane.

La mia mia migliore amica dice che Akira ha ripreso da me il suo carattere: io sono una persona affettuosa e fisica ma ho i miei tempi e mi piace prendermi i miei spazi.

Come lei, sento il bisogno di stare da solo e di non avere legami troppo vincolanti nella mia vita.

Quando rifletto sul fatto che Akira sia un cane molto presente ma che ama stare sulle sue, noto che anch’io sono fatto così: ti abbraccio, ti sto vicino ma dopo poco sbuffo e me ne vado.

La maggior parte della mia vita la trascorro nel mio studio a lavorare, ad ascoltare musica, a vedere film, trovandomi molto a mio agio con questa dimensione di solitudine.


Parlando del tuo lavoro, puoi raccontarci com’è iniziato il tuo percorso artistico?

Il disegno ha avuto un forte impatto su di me fin da piccolo: mio cugino regalò un ritratto a mia madre per il suo compleanno che lo mostrò lusingata a tutti gli invitati.

Fui geloso di quel gesto e in quel momento compresi il potente effetto del disegno sulle persone.

Da quel giorno ho iniziato a disegnare in compagnia di mio cugino per diventare bravo come lui.

Durante l’adolescenza i miei genitori mi hanno consigliato di iscrivermi al liceo scientifico, piuttosto che all’artistico, poiché ero troppo piccolo per fare una scelta così specifica e importante per la mia formazione.

Al liceo sono venuto a contatto con il mondo dei graffiti: fin da subito sono stato affascinato dall’alone di mistero che circondava il dipingere di notte in strada e il fatto che, il mattino seguente, le persone avrebbero visto i miei disegni.

Anche se ho continuato a fare graffiti per lungo tempo, il lettering non mi dava grande soddisfazione visto che c’erano in giro persone molto più brave.

Non sapendo cosa fare dopo il liceo, mi sono trovato per caso all’Accademia di Belle Arti che mi è sembrato il posto più adatto per me.

In Accademia ho appreso il disegno su tela e le tecniche pittoriche più classiche, diverse dal graffito, che all’inizio mi davano quel risultato che tanto cercavo.

In realtà mi mancava il mondo della strada e alla fine dell’anno accademico sono arrivato all’idea di coniugare la figura con i graffiti: ho iniziato a trasportare i miei disegni dalla tela al muro.

Mi sono avventurato in quella che oggi chiamano “street art”, iniziando a collaborare con altri artisti in giro per il mondo.


Cos’è per te l’arte?

L’arte è una specie di jolly e ognuno di noi la può utilizzare per sopperire ad una necessità che non sarebbe possibile con altri mezzi.

C’è chi riesce ad esprimersi, a comunicare e a conoscersi attraverso l’arte.

Qualcuno dice che siamo anime infinite prigioniere in un corpo terreno quindi l’arte è qualcosa che riesce a trascendere questa nostro limite fisico.

L’arte è un bisogno innato: le prime forme di rappresentazione figurativa sono state realizzate nelle caverne dagli uomini primitivi i quali hanno sentito il bisogno di lasciare un qualcosa che andasse oltre ai bisogni primari.

Penso che l’arte sia funzionale alla volontà di fare qualcosa di tangibile che lasci il segno del nostro passaggio, oltrepassando la nostra condizione mortale.

Quando dipingo mi sento bene, riesco a sgombrare la mente dai pensieri e a non sentire dolore quando sto male.

L’arte è catarsi: riesco a raggiungere uno stato di vuoto mentale, di totale rilassatezza che mi permette di emergere da una vita sempre più caotica, sempre più assordante sia dal punto di vista sonoro che psicologico.

Attraverso l’arte riesco a comunicare e ad esternare delle immagini che vedo dentro di me, mostrandole agli altri.


Da cosa prendi ispirazione e che messaggio vuoi comunicare con la tua arte?

Ho deciso di portare in strada i supereroi o meglio, tutto quello che mi hanno trasmesso i fumetti con i quali sono cresciuto.

Ho appreso dai fumetti, oltre che dalla mia famiglia, i valori che credo dovrebbero far parte della vita di tutti come il coraggio, l’altruismo e la tenacia.

Attraverso questa mia scelta, ho voluto far conoscere questi valori e il mondo dei fumetti a chi non ne ha avuto la possibilità.

I supereroi sono una specie di linguaggio universale che viene compreso da chiunque, dal bambino all’adulto, in qualunque paese si trovi.

Ho deciso di calare i supereroi nelle situazioni di ogni giorno come Superman che mangia o Wonder Woman che stira, per portarli a questa dimensione umana alla quale tutti apparteniamo.

doge - solo - wonder - woman

In un disegno che ho realizzato insieme ai Poeti der Trullo, è citata la frase:

“Ogni strada ‘n salita c’ha l’ostacoli suoi. Siete voi de ‘sta vita i supereroi”!

Quello che voglio comunicare è che per essere supereroi al giorno d’oggi, non è necessario avere i super poteri.

Se ognuno di noi riuscisse ad applicare questi valori morali alla vita e alle scelte di tutti i giorni, potremmo essere dei veri supereroi e contribuire al bene della comunità.

Il supereroe in cui mi identifico di più è l’Uomo Ragno che ha come motto “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”.

Se ognuno di noi ha un potere per migliorare il mondo in cui si vive, ha anche la responsabilità di farlo e di non ignorare la realtà.


Fra le opere da te realizzate, ce n’è una alla quale sei legato e che ti ha gratificato maggiormente?

In realtà sono affezionato a tutte le mie opere perché ognuna racchiude un’infinità di ricordi e di esperienze condivise anche con altri artisti.

L’opera alla quale mi sento più legato emotivamente è stata realizzata durante il Festival Internazionale di Poesia di Strada tenutosi nel quartiere romano del Trullo.

È il luogo in cui sono cresciuto, in cui abita tuttora la mia famiglia, quindi è stato un sogno il poter dipingere nel quartiere dove sono nato.

Per me era importante lasciare qualcosa nel e per il mio quartiere, per le persone che ci vivono ma anche per mia madre che finalmente può guardare dal vivo i miei lavori anziché su internet.

È stata una manifestazione autofinanziata esclusivamente dagli artisti e dal quartiere, nella quale si sono unite tutte le forme d’arte possibili: poesia, street art e musica.

Ho dipinto sulla facciata di un palazzo il ritratto di Laura, un’amica scomparsa da poco che era molto conosciuta e attiva nel quartiere.

Era una donna fantastica, è stata il motore di tante attività che hanno avuto luogo al Trullo e per il quale ha combattuto con tutte le sue forze.

È stata il collante fra gli artisti che hanno partecipato in seguito al Festival, contribuendo con il suo lavoro alla genesi di questo evento.

Grazie a lei e al contributo di tutti, abbiamo cambiato volto al quartiere che è per l’80% dipinto, divenuto meta delle scolaresche, dei turisti e di tutti gli amanti dell’arte.


Per concludere. Quali impegni ti attendono per il prossimo futuro?

Ho molte cose in sospeso che vorrei riuscire a terminare: progetti iniziati, quadri e opere da consegnare, bozzetti da presentare per alcuni muri.

Sto pensando ad una prossima mostra personale a Roma visto che non ne faccio una da solo da un po’ di anni.

La cosa bella di questo lavoro è che non si sa mai cosa può riservarti il futuro: potresti non avere offerte per tanto tempo o ricevere una mail in cui ti viene fatta la proposta che sognavi.