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DOGE incontra SOLO: dalla street art alla passione per i cani

Doge incontra Solo, la sua street art e il suo cane Akira

Molto attivo e presente sulla scena creativa romana, SOLO è un giovane artista che, grazie al suo talento e alla sua forte sensibilità, riesce a raccontare storie a colori sulla realtà circostante sotto forma di murales, di produzioni grafiche e pittoriche visibili sui muri delle città e nelle gallerie d’arte di tutto il mondo.

Il suo stile inconfondibile è influenzato dallo studio di varie correnti artistiche, specialmente la Pop Art, dalla passione per il mondo dei fumetti, da tutto ciò che colpisce e stimola la sua mente creativa, dando vita a soggetti carichi di significati simbolici che possono essere recepiti e interpretati in modi differenti da chi li osserva.
I supereroi che affollano le sue opere sono un alfabeto universale per nulla scontato: resi umani, raggiungibili e precari, presidiano la realtà urbana per infondere coraggio e per comunicare che ognuno di noi ha il potere di cambiare il proprio destino.

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Le sue creazioni complesse e originali contribuiscono a combattere il degrado urbano dei quartieri popolari che si trasformano in musei a cielo aperto, diventando protagonisti di itinerari culturali in cui l’arte aggrega e coinvolge le persone.

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Doge-Dog Empathy ha incontrato SOLO circa un anno fa per un’intervista speciale nella quale, oltre a parlare di e del suo lavoro, ci racconta della sua passione per i cani e dell’amore verso la sua compagna di avventure, Akira.

Doge - Solo - AkiraDoge - Solo - AkiraDoge - Solo - Akira
Purtroppo, pochi mesi fa, Akira è scomparsa a causa di una malattia combattuta con la forza e la serenità che l’hanno sempre contraddistinta; quest’intervista è l’occasione giusta per condividere con voi dei momenti meravigliosi, per tenere vivo il ricordo di Akira e per farla conoscere a chi non ha avuto la fortuna di incontrarla.


Com’è nata la tua passione per i cani e come ti ha cambiato?

Sono sempre stato affascinato dal mondo degli animali e da tutto ciò che li riguarda, avendo molto a cuore il tema dell’ambiente e della sua difesa.

Il mio più grande desiderio fin da piccolo era quello di avere un cane ma per vari motivi non ho mai potuto tenerne uno in casa.

All’età di vent’anni sono andato a convivere con mia sorella che, oltre ad aver preso un cane, lavorava in un canile e grazie a lei sono entrato in contatto con questo mondo.

Da allora abbiamo avuto molti cani e ci siamo occupati non solo di cuccioli da svezzare e di cani sequestrati ma anche di quelli alla fine del loro percorso di vita, offrendogli amore e serenità.

È stato un periodo che mi ha arricchito e cambiato moltissimo, del quale ho dei ricordi bellissimi.

“Spesso mi sento più in empatia con gli animali che con le persone, forse perché inconsciamente avverto un’innocenza di fondo che li rende indifesi e vittime delle decisioni umane”.


In alcune delle tue opere sono raffigurati dei cani, perché? In una specialmente se ne vede uno con un’aureola sul capo accanto a Spider man.
È un riferimento a qualcosa di personale oppure ha un altro significato?

Prima di andare a dipingere a Vitry-sur-Seine, in Francia, insieme ad un altro artista romano, Diamond, abbiamo deciso di preparare degli stencil in modo da lavorare più velocemente e con un’attrezzatura poco ingombrante.

Il soggetto di questi stencil erano i cani ed ho optato per questa scelta perché Vitry è il paese di C215, un artista conosciuto in Francia e in tutto il mondo che fa spesso ritratti di gatti.

Ho pensato di giocare su questa cosa disseminando per la sua città dei cani, visto che lui la popola di gatti.

In seguito, ho utilizzato questi stencil per arricchire l’Uomo Ragno che chiede l’elemosina, aprendo il filone degli eroi in crisi.

Doge - Solo - Spiderman - Cane Labrador

“Nell’immaginario collettivo una persona che mendica per la strada è sempre accompagnata da un cane ed ho deciso di realizzarlo vicino a Spider man”.

Quel cane è Niky, il labrador della mia ex-ragazza, mentre l’aureola è una cifra stilistica che si usa moltissimo nei tag, una decorazione che si aggiunge quando si fa una firma.

È un simbolo un po’ old school, mi è sempre piaciuta, forse una reminiscenza di Dragon Ball.
Ogni tanto la aggiungo sulla testa dei personaggi ed in questo caso su quella del cane.


Ti abbiamo incontrato in compagnia del tuo cane Akira che è anche il protagonista dell’omonimo manga giapponese. Ha per caso ispirato il suo nome?

Doge - Solo - Akira

Sì, fin da ragazzino sono rimasto folgorato dalla visione dell’anime “Akira” di Katsuhiro Ōtomo.

“È un nome maschile giapponese che mi è sempre piaciuto ed ho deciso di dare questo nome al mio cane anche se è una femmina”.

Akira è il suo nome all’anagrafe sebbene abbia una miriade di nomignoli buffi con la quale amo chiamarla.

Parlaci di Akira. Come vi siete incontrati, com’è il vostro rapporto e se c’è un oggetto che ama particolarmente.

Akira è un incrocio fra un pitbull femmina e un volpino, nata da una cucciolata fra cui c’erano i suoi fratelli Amanda e Argo che abbiamo dato in affidamento.

“Fra i tre cuccioli ho scelto Akira perché era vivace e molto dinamica, addestrandola fin da subito a fare tutte le cose insieme a me”.

Quando frequentavo l’Accademia di Belle Arti avevo la frequenza obbligatoria per tutta la settimana, dalla mattina alla sera, e non me la sentivo di lasciare Akira da sola.

Essendo un cane buono e silenzioso, la portavo a lezione nascosta in una borsa, e al cambio dell’ora le facevo fare una passeggiata nel parco.

“Sono andato in molti musei con lei, sempre nascosta nella borsa, e nessuno si è mai accorto della sua presenza”.

Abbiamo condiviso molte mattinate stupende nelle quali la portavo al parco dove era libera di correre mentre io ero seduto a leggere dei fumetti.

L’oggetto preferito di Akira è la ciotola: ama il cibo ed è sempre stata molto vorace, mangiando tutto ciò che si muove e non, dalle piante al liquido per gli acquari, rischiando varie volte di morire.

Se mi distraggo anche solo per rispondere al telefono, Akira si arrampica sul tavolo e svuota il piatto.

Una notte tornai a casa tardi dal lavoro e non vedendo Akira corrermi incontro, mi insospettii: la trovai distesa supina in salone, con la pancia molto gonfia e tesa: aveva aperto la busta dei croccantini mangiandone il più possibile fino a sentirsi male; ho dormito vicino a lei finché non si è ripresa.

Per questo motivo non sono riuscito ad insegnare nulla ad Akira se non la zampa, perché l’addestramento con il croccantino non funziona: fissa ossessivamente la mano con il cibo senza dar retta agli ordini o agli insegnamenti.


Com’è il carattere di Akira?

Come ho già detto, Akira è un cane molto buono, tranquillo, mangia e dorme: la porto nei ristoranti, nei musei, a lavoro con me, senza mai disturbare.

“Akira è sempre stata abituata a stare con me mentre disegnavo o dipingevo alla scrivania, forse è per questo motivo che è stata sempre così mansueta, poi al parco si scatena!”

Caratterialmente è un po’ schiva, la chiamo il cane-gatto perché ama stare sulle sue: non è il classico cane che ti lecca, che ti tira, che cerca il contatto fisico anche se è sempre vicino a me.

Non è un cane con il quale puoi dormire abbracciato, tant’è che, quando la porto di peso sul letto, dopo un secondo sbuffa e se ne va per conto suo.

Per questo aspetto assomiglia all’husky, un cane un po’ algido e che sta sulle sue ma che ho sempre amato fin da ragazzino.

Akira non ha mai distrutto nulla, tipo le ciabatte o i calzini, come fanno tutti cani.

Lei è molto signorile, fa le sue cose, sta al suo posto ma nello stesso tempo mi da tanto affetto : ha un modo elegante e pacato di dimostrare le cose.


Com’è la vostra giornata tipo? È spesso con te a lavoro?

Di giornate tipo ne abbiamo avute tante: col cambiare della sua età si sono trasformate anche le sue esigenze.

Quando ero più giovane, viaggiando di meno ed essendo un po’ più spensierato, avevo la possibilità di passare molto tempo con lei : in Accademia, al parco o la sera in giro per Trastevere.

In seguito ho iniziato a lavorare molto e a viaggiare spesso con l’aereo, cosa che mi impediva di portare Akira in giro per il mondo.

Fin da quando era piccola mi è sempre stata accanto mentre lavoravo: probabilmente la mia tranquillità ha influito molto sul suo carattere, permettendo ad entrambi di godere della reciproca compagnia.

Adesso mia madre si occupa di Akira durante le mie assenze per lavoro ed è una cosa che l’ha aiutata molto a superare la scomparsa di mio padre.

Akira è anziana e malata quindi viene curata da mia madre che la fa fare una vita serena e regolare.
Tra le mie abitudini, gli impegni che mi portano spesso lontano da casa e la condizione di salute di Akira, non la porto con me al lavoro: non posso farle passare diverse ore fuori casa, sotto al sole, mentre io dipingo.

Non dimenticherò mai l’esperienza che abbiamo condiviso insieme quando sono andato a dipingere a Peccioli, in Toscana, per il progetto “Street Art Theatre”.

L’organizzatore mi ha permesso di portare Akira e mi ha trovato alloggio in un agriturismo anziché in una stanza d’albergo.

Lavorando all’interno di un parco recintato, potevo essere sicuro di lasciare Akira libera di andarsene in giro a curiosare.

L’evento è culminato nella messa in scena del “Il mercante di Venezia” di Shakespeare, interpretato da Albertazzi nell’Anfiteatro Fonte Mazzola: io e Akira sonnecchiante, ci siamo goduti insieme lo spettacolo, seduti sulle gradinate e sotto un cielo stellato.


Spesso si dice che cane e padrone si assomigliano, soprattutto caratterialmente: prova a riflettere se effettivamente sia così anche per te ed il tuo cane.

La mia mia migliore amica dice che Akira ha ripreso da me il suo carattere: io sono una persona affettuosa e fisica ma ho i miei tempi e mi piace prendermi i miei spazi.

Come lei, sento il bisogno di stare da solo e di non avere legami troppo vincolanti nella mia vita.

Quando rifletto sul fatto che Akira sia un cane molto presente ma che ama stare sulle sue, noto che anch’io sono fatto così: ti abbraccio, ti sto vicino ma dopo poco sbuffo e me ne vado.

La maggior parte della mia vita la trascorro nel mio studio a lavorare, ad ascoltare musica, a vedere film, trovandomi molto a mio agio con questa dimensione di solitudine.


Parlando del tuo lavoro, puoi raccontarci com’è iniziato il tuo percorso artistico?

Il disegno ha avuto un forte impatto su di me fin da piccolo: mio cugino regalò un ritratto a mia madre per il suo compleanno che lo mostrò lusingata a tutti gli invitati.

Fui geloso di quel gesto e in quel momento compresi il potente effetto del disegno sulle persone.

Da quel giorno ho iniziato a disegnare in compagnia di mio cugino per diventare bravo come lui.

Durante l’adolescenza i miei genitori mi hanno consigliato di iscrivermi al liceo scientifico, piuttosto che all’artistico, poiché ero troppo piccolo per fare una scelta così specifica e importante per la mia formazione.

Al liceo sono venuto a contatto con il mondo dei graffiti: fin da subito sono stato affascinato dall’alone di mistero che circondava il dipingere di notte in strada e il fatto che, il mattino seguente, le persone avrebbero visto i miei disegni.

Anche se ho continuato a fare graffiti per lungo tempo, il lettering non mi dava grande soddisfazione visto che c’erano in giro persone molto più brave.

Non sapendo cosa fare dopo il liceo, mi sono trovato per caso all’Accademia di Belle Arti che mi è sembrato il posto più adatto per me.

In Accademia ho appreso il disegno su tela e le tecniche pittoriche più classiche, diverse dal graffito, che all’inizio mi davano quel risultato che tanto cercavo.

In realtà mi mancava il mondo della strada e alla fine dell’anno accademico sono arrivato all’idea di coniugare la figura con i graffiti: ho iniziato a trasportare i miei disegni dalla tela al muro.

Mi sono avventurato in quella che oggi chiamano “street art”, iniziando a collaborare con altri artisti in giro per il mondo.


Cos’è per te l’arte?

L’arte è una specie di jolly e ognuno di noi la può utilizzare per sopperire ad una necessità che non sarebbe possibile con altri mezzi.

C’è chi riesce ad esprimersi, a comunicare e a conoscersi attraverso l’arte.

Qualcuno dice che siamo anime infinite prigioniere in un corpo terreno quindi l’arte è qualcosa che riesce a trascendere questa nostro limite fisico.

L’arte è un bisogno innato: le prime forme di rappresentazione figurativa sono state realizzate nelle caverne dagli uomini primitivi i quali hanno sentito il bisogno di lasciare un qualcosa che andasse oltre ai bisogni primari.

Penso che l’arte sia funzionale alla volontà di fare qualcosa di tangibile che lasci il segno del nostro passaggio, oltrepassando la nostra condizione mortale.

Quando dipingo mi sento bene, riesco a sgombrare la mente dai pensieri e a non sentire dolore quando sto male.

L’arte è catarsi: riesco a raggiungere uno stato di vuoto mentale, di totale rilassatezza che mi permette di emergere da una vita sempre più caotica, sempre più assordante sia dal punto di vista sonoro che psicologico.

Attraverso l’arte riesco a comunicare e ad esternare delle immagini che vedo dentro di me, mostrandole agli altri.


Da cosa prendi ispirazione e che messaggio vuoi comunicare con la tua arte?

Ho deciso di portare in strada i supereroi o meglio, tutto quello che mi hanno trasmesso i fumetti con i quali sono cresciuto.

Ho appreso dai fumetti, oltre che dalla mia famiglia, i valori che credo dovrebbero far parte della vita di tutti come il coraggio, l’altruismo e la tenacia.

Attraverso questa mia scelta, ho voluto far conoscere questi valori e il mondo dei fumetti a chi non ne ha avuto la possibilità.

I supereroi sono una specie di linguaggio universale che viene compreso da chiunque, dal bambino all’adulto, in qualunque paese si trovi.

Ho deciso di calare i supereroi nelle situazioni di ogni giorno come Superman che mangia o Wonder Woman che stira, per portarli a questa dimensione umana alla quale tutti apparteniamo.

doge - solo - wonder - woman

In un disegno che ho realizzato insieme ai Poeti der Trullo, è citata la frase:

“Ogni strada ‘n salita c’ha l’ostacoli suoi. Siete voi de ‘sta vita i supereroi”!

Quello che voglio comunicare è che per essere supereroi al giorno d’oggi, non è necessario avere i super poteri.

Se ognuno di noi riuscisse ad applicare questi valori morali alla vita e alle scelte di tutti i giorni, potremmo essere dei veri supereroi e contribuire al bene della comunità.

Il supereroe in cui mi identifico di più è l’Uomo Ragno che ha come motto “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”.

Se ognuno di noi ha un potere per migliorare il mondo in cui si vive, ha anche la responsabilità di farlo e di non ignorare la realtà.


Fra le opere da te realizzate, ce n’è una alla quale sei legato e che ti ha gratificato maggiormente?

In realtà sono affezionato a tutte le mie opere perché ognuna racchiude un’infinità di ricordi e di esperienze condivise anche con altri artisti.

L’opera alla quale mi sento più legato emotivamente è stata realizzata durante il Festival Internazionale di Poesia di Strada tenutosi nel quartiere romano del Trullo.

È il luogo in cui sono cresciuto, in cui abita tuttora la mia famiglia, quindi è stato un sogno il poter dipingere nel quartiere dove sono nato.

Per me era importante lasciare qualcosa nel e per il mio quartiere, per le persone che ci vivono ma anche per mia madre che finalmente può guardare dal vivo i miei lavori anziché su internet.

È stata una manifestazione autofinanziata esclusivamente dagli artisti e dal quartiere, nella quale si sono unite tutte le forme d’arte possibili: poesia, street art e musica.

Ho dipinto sulla facciata di un palazzo il ritratto di Laura, un’amica scomparsa da poco che era molto conosciuta e attiva nel quartiere.

Era una donna fantastica, è stata il motore di tante attività che hanno avuto luogo al Trullo e per il quale ha combattuto con tutte le sue forze.

È stata il collante fra gli artisti che hanno partecipato in seguito al Festival, contribuendo con il suo lavoro alla genesi di questo evento.

Grazie a lei e al contributo di tutti, abbiamo cambiato volto al quartiere che è per l’80% dipinto, divenuto meta delle scolaresche, dei turisti e di tutti gli amanti dell’arte.


Per concludere. Quali impegni ti attendono per il prossimo futuro?

Ho molte cose in sospeso che vorrei riuscire a terminare: progetti iniziati, quadri e opere da consegnare, bozzetti da presentare per alcuni muri.

Sto pensando ad una prossima mostra personale a Roma visto che non ne faccio una da solo da un po’ di anni.

La cosa bella di questo lavoro è che non si sa mai cosa può riservarti il futuro: potresti non avere offerte per tanto tempo o ricevere una mail in cui ti viene fatta la proposta che sognavi.

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